l Festival di Sanremo è uno spettacolo unico nel panorama artistico e culturale italiano (e non solo). Amato, snobbato, osannato, criticato, questa manifestazione negli anni è diventata una vera e propria istituzione per gli Italiani !
Scorrendo le varie edizioni vi si trovano canzoni rimaste nella storia, ma anche personaggi, pettegolezzi, polemiche ed eventi che, non meno delle canzoni, hanno contribuito ad alimentarne il mito. Nel 2011 vince Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore, a coronamento di una lunga quanto sottovalutata carriera artistica. Il 2000 è l’anno dei grandi ospiti, sul palco di Sanremo ci sono: Bono degli U2, gli Oasis, Sting e Tina Turner. Nel 1998, invece, è ospite Madonna. Quattro anni prima, nel 1994, con Il mare calmo della seraesordisce e vince, nella categoria nuove proposte, un giovane Andera Bocelli; diventerà una star di livello mondiale. L’anno prima, sempre nella categoria nuove proposte, arriva sul palco di Sanremo, vincendo con il brano La solitudine, la futura star del pop mondiale Laura Pausini. Nel 1991 una vittoria d’autore con Riccardo Cocciante che porta al successo il brano Se stiamo insieme. L’anno prima vincono iPooh con Uomini soli. Nel 1988 Massimo Ranieri vince con Perdere l’Amore. Nel 1984, nella sezione Voci Nuove, vince con il brano Terra promessa, un ventunenne romano che diventerà molto famoso: Eros Ramazzotti. Nel 1983 sale sul palco come ospite d’onore Piter Gabriel. L’anno prima, nel 1982, entra in finale, ma si classifica al penultimo posto nella graduatoria Vita Spericolata di un giovane Vasco Rossi: c’è da dire che tante altre canzoni passate inosservato alle giurie sanremesi sono diventate dei classici della musica italiana. Nel 1977 la manifestazione si sposta al teatro Ariston, fino ad allora si era svolta nella sede del Casinò Municipale della città. Andando indietro nel tempo, troviamo Adriano Celentano in coppia con la moglie Claudia Mori che, nel 1970, trionfa con Chi non lavora non fa l’amore. Nel 1968 viene ospitato il mitico Louis Armstrong che interpreta – in italiano – il branoMi va di cantare; la leggenda vuole che Pippo Baudo fu costretto a interrompere l’esibizione di Armstrong che voleva continuare a suonare ben oltre il tempo previsto! Il 1967 fu l’anno del tragico suicidio di Luigi Tenco che viene trovato privo di vita nella sua camera d’albergo, poche ore dopo il termine della seconda serata di quell’edizione. Tre anni prima, nel 1964, una giovanissima Gigliola Cinquetti vince, commuovendo la nazione intera, con Non ho l’età. E poi c’è la vittoria del grande Domenico Modugno nel 1958 con Nel blu dipinto di blu, canzone divenuta a furor di popolo un secondo inno nazionale. Si arriva così alla prima edizione svoltasi nel lontano 1951 nella storica sede del casinò municipale di Sanremo e vinta da Nilla Pizzicon Grazie dei Fiori.
Un momento però ! Questo è un blog sulla canzone napoletana. Cosa centra il Festival di Sanremo ? Centra, perché, in un certo senso, questa manifestazione deve la sua nascita proprio a Napoli e ai napoletani; e del resto non poteva essere altrimenti visto che la stessa canzone italiana è nata dalla canzone napoletana.
Anche se in pochi lo sanno, quella del 1951 vinta da Nilla Pizzi non fu la prima volta per Sanremo. Già diciannove anni prima, nel 1932, quello stesso Casinò Municipale aveva ospitato un festival di canzoni: il Festival partenopeo di canti, tradizione e costumi. L’idea di adibirlo a sede per una manifestazione canora venne al poeta Ernesto Murolo, papà del celebre Roberto. Ernesto Murolo è stato uno dei grandissimi dell’epoca d’oro della canzone napoletana. Autore tra l’altro di Tarantelluccia, canzone che dà il titolo a questo blog, è stato definito il poeta che dipinge perché i suoi versi sembrano pennellate sulla tela di un quadro.
Murolo ideò quel Festival con l’obiettivo di rilanciare la canzone classica napoletana che proprio in quegli anni cominciava a mostrare i primi segnali di cedimento; il colpo più duro arriverà poco più tardi con la seconda guerra mondiale (ma questa è un’altra storia…). In realtà più che di un festival si trattò di una rassegna. Nessuna gara. Nessun vincitore. Solo tante canzoni classiche napoletane contornate da balli di tarantella, maschere e costumi della tradizione napoletana.
I cantanti, ovviamente, quasi tutti napoletani. Tra i più illustri Vittorio Parisi, interprete lirico famoso anche in America (nonché insegnante di canto Sergio Bruni), e Ada Bruges. Murolo riuscì a portare sul palco anche il leggendario Nicola Maldacea, re indiscusso della macchietta; si racconta che fosse ossessionato dal gioco e che in quell’occasione in poche ore perse alla roulette tutto suo il gettone d’ingaggio. Sul palco salì anche Salvatore De Muto, l’ultimo grande Pulcinella, che insieme a sua moglie Rosa (nei panni di Colombina) recitò alcuni pezzi della celebre maschera partenopea.
L’orchestra fu diretta dal maestro Ernesto Tagliaferri col quale Murolo scriverà, in una lunga collaborazione artistica, canzoni napoletane memorabili: Mandulinata a Napule, Piscatore ‘e Pusilleco, Nun me scetà, Napule ca se ne va. Quest’ultima canzone, per certi versi profetica, chiuderà la serata finale del festival.
Bisognerà aspettare fino al 1951 perché a Sanremo torni la canzone. Questa volta però la casa da gioco sanremese, uscita indenne dalla guerra e dalla duplice occupazione tedesca e alleata, ospiterà un festival della canzone italiana.
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